Lagorai: due giorni tra laghi, corsi d’acqua e una natura incontaminata

Succede che così, all’improvviso, ti si liberano due giorni.

Proprio buttati là, una tabula rasa da riempire. Per molti non una gran bella notizia, senza preavviso che si fa? Shopping al centro commerciale? Ci mettiamo finalmente a tinteggiare? O due giorni nullafacenti in spiaggia? Boh…

Ma poi succede a noi, tutt’altro che avari di idee, e così attrezziamo in fretta due zaini da montagna, raccogliamo appunti e riordiniamo le idee, e in men che non si dica ci ritroviamo con l’auto che sfreccia in direzione Valsugana, per poi puntare verso Pieve Tesino. Obiettivo: due giorni sul Lagorai.

1giorno_3

Per chi non la conoscesse, la catena del Lagorai è un gruppo montuoso che si trova nel Trentino orientale, delimitata dal Monte Calisio e il Passo Rolle. Costituite da rocce di porfido e granito, e con una scarsa presenza di strutture per l’ospitalità organizzata, vi verrà da chiederci per quale assurdo motivo ci stavamo andando e per fare che. Beh sappiate che il Lagorai è una catena tra le più generose dal punto di vista di corsi d’acqua e laghi, ha una memoria storica di spessore (qui la prima guerra mondiale è stata molto cruenta) e flora e fauna sono molto ricche di specie. Ma quello che interessava noi era l’ampia zona in prossimità del rifugio Caldenave.

Andiamo con ordine.

Al mattino presto raggiungiamo il rifugio Malga Sorgazza, punto di partenza della nostra mini avventura.

Colazione qui con due tazze di the e due fette di dolci fatti in casa (deliziose!)  e informiamo il gestore del nostro programma.

Due brevi parole su questo argomento: avvisate sempre il gestore di un rifugio, di una malga o un ristorante in prossimità del vostro punto di partenza delle vostre intenzioni. Se si tratta di un trekking di più giorni avvisate che lasciate li l’auto, come siete attrezzati e chiedete informazioni sullo stato dei sentieri che andrete ad affrontare. Ascoltate i consigli. Spesso le richieste di aiuto al soccorso alpino giungono da escursionisti impreparati che sottovalutano la montagna, non ha senso rovinare tutto quando con una bella chiacchierata si possono evitare dei brutti imprevisti.

PARTENZA 4Ma torniamo a noi.

Foto di rito alla partenza, controlliamo il cielo (splendido!) e le cime che ci attendono, e in men che non si dica siamo già in marcia.

Il sentiero sale subito deciso nel bosco e, complice anche un bel sole intenso che scalda l’aria, ci spacca subito il fiato, anche se le zone d’ombra che si creano grazie alla ricca vegetazione ci permettono dei piacevolissimi brevi break, anche all’insegna di commenti taglienti…

 

Già stanco? Che scarso, hai proprio bisogno di un po’ di allenamento…

Ecco ha parlato quella con lo zaino vuoto…

Grazie anche a qualche snack rigenerante raggiungiamo il lago artificiale Costa Brunella, e dopo qualche altro metro di dislivello positivo, a pochi passi dal Forzelon di Rava, raggiungiamo i primi veri punti panoramici in cui ci fermiamo e, presi da una incredibile illuminazione poetica e artistica (macché, eravamo stanchi morti…) , iniziamo a scattare qualche bella foto.

Rimettiamo gli zaini in spalla e seguiamo il sentiero 332 bis per arrivare fino a forcella Ravetta, circondati da un panorama che si estende all’infinito. Questa forse è una delle zone più belle che abbiamo avuto la fortuna di vedere in questa 2-day experience: natura incontaminata, aria frizzante e purissima, vette maestose che ti salutano da lontano.

Una meraviglia.

Leggermente in ritardo sulla tabella di marcia iniziamo la picchiata verso il Caldenave. Se sapete cosa vi attende li sotto qui la stanchezza non si sente più e le gambe girano veloce.

Caldenave_2
Un buon Teroldego delle Dolomiti non si rifiuta mai…

Arriviamo così velocemente al rifugio e ci dedichiamo una piacevolissima mangiata a base di pane, speck e sottaceti, un quartino di buon Teroldego.

Recuperiamo un po’ le forze, parliamo con altri ragazzi di passaggio (c’è chi prende il sole, chi è molto lontano dal suo obiettivo di giornata, chi non sa dove passare la notte, chi ha già tutto pronto in rifugio e si sta godendo il sole del pomeriggio…), scattiamo qualche foto, e poi…

… e poi giungiamo alla vera “chicca”.

Dovete sapere che di fronte al rifugio Caldenave c’è una torbiera e siamo a 1800 metri d’altezza. Come descrivere questo posto?

Un luogo ameno, a noi è venuto in mente un tipico giardino zen, quindi una bellissima distesa d’erba di colore verde smeraldo tagliato dallo scorrere lento di un ruscello d’acqua purissima.

Le immagini non rendono pienamente ciò che avevamo davanti, ci stavamo ubriacando di benessere.

Proprio qui, in posizione leggermente rialzata e in una zona più asciutta, montiamo la nostra fidata tenda che ci darà riparo per la notte. Passiamo la serata in compagnia di un piccolo fuoco che ci permette anche di cucinare ciò che ci eravamo portati da casa (un risotto express in busta con l’aggiunta, come un vero chef di montagna, di tre buonissime salsicce) e con una semplicissima cassa audio bluetooth riusciamo ad avere anche un bel sound in sottofondo. Pace assoluta.

Relax

Lasciamo scarponi e magliette sudate stese all’aria aperta (che di notte si rigenereranno), dedichiamo gli ultimi minuti a occhi aperti dentro la tenda per scrivere alcuni appunti e riconsultare la Tabacco, poi crolliamo in un bellissimo sonno intenso.

Fuori la temperatura si avvicina agli 8-9 gradi. Nessun rumore. Buio puro.

… Imprevisto! Ore 2:55, un lampo illumina il cielo, le pietre granitiche si risvegliano e fanno eco al rombo del tuono tra le pareti maestose del Lagorai, un temporale di montagna si sta avvicinando! Usciamo di fretta dalla tenda, una piccola lampada frontale ci illumina qualche metro davanti a noi, il minimo essenziale per riuscire a mettere al riparo dall’acqua le nostre cose. Rientriamo in tenda giusto in tempo, inizia la pioggia, le gocce sbattono sulle pareti del nostro semplice rifugio e suonano forte, iniziano a mostrare la loro forza, la loro intensità. Il cielo sopra di noi si illumina come una luce al neon impazzita che aumenta la frequenza delle pulsazioni, i battiti diventano più intensi. Ma la natura ci stava solo solleticando i sensi, il temporale passò in fretta, silenzio e buio ripiombarono in pochi minuti. Spazio nuovamente ai sogni.

Sveglia biologica attiva: alle 6:00 siamo svegli, la luce naturale è già accesa da un quarto d’ora almeno, usciamo dalla tenda muniti di pile e giacca visto che qui la temperatura si aggira intorno ai 6-7 gradi anche se siamo in piena estate.

Tutto è tranquillo, i colori intorno a noi sono puri, l’aria è limpida e frizzante. Facciamo una colazione rivivendo le emozioni della notte sotto al temporale e ricordando la giornata precedente, senza TV quassù si chiacchiera e si sta veramente bene. Incrociamo i primi viandanti mattinieri che escono dal rifugio e si mettono in marcia di primo mattino, auguriamo loro una buona giornata. Che bello ragazzi!

Ora tocca a noi però. Smontiamo la tenda e poniamo tutto nello zaino, riordiniamo la zona dove ci eravamo sistemati per la notte proprio come se stessimo sistemando casa nostra, con la stessa cura e con quel bel senso di responsabilità di voler idealmente condividere con il prossimo lo stesso letto. Ci rimettiamo in marcia.

Dopo un po’ di cammino vediamo il cielo che inizia ad annuvolarsi nuovamente. Ma non è minaccioso, è clemente, ci concede una temperatura fresca, perfetta per un trekking estivo in quota.

Questa velatura ci accompagna fino alla forcella delle Buse Todesche a circa 2300 metri di altezza. Qui siamo nella pancia della grande guerra, tant’è che inaspettatamente vediamo trincee e cimeli dell’epoca. Osservarli fa riflettere, da un periodo passato di grandi errori e crudeltà il genere umano sta cercando di perdonare se stesso valorizzando queste terre e creando dei sentieri ben tenuti che richiamano camminatori di ogni nazionalità, senza distinzioni, in pace.

Ci dedichiamo a scattare qualche foto in silenzio, è veramente toccante.

Una volta rimessi in marcia il più è fatto, il sentiero 360 ben presto inizia a scendere, corre lungo un possente torrente, e dopo essere passati in un piacevolissimo sottobosco ci immettiamo nella strada sterrata che ci riaccompagna verso il punto di partenza. La fatica lascia spazio alla soddisfazione.

Giunti alla macchina ci togliamo gli indumenti da semplici viandanti di montagna, riguardiamo le montagne intorno a noi anche con un pizzico di nostalgia, ma con immensa gratitudine.

Senza dubbio, ci rivedremo presto.

Vi lasciamo con un elenco di siti per poter trarre massima ispirazione come noi da questi luoghi stupendi e incontaminati:

http://www.altaviadelgranito.com/ – Il sito ufficiale del giro ad anello di tre giorni, che nella nostra personalissima variante abbiamo accorciato per esigenze di tempo

http://www.trentinograndeguerra.it/ – Un portale molto ben curato e ricco di spunti e informazioni che narra la storia del primo conflitto mondiale sulle montagne di questa regione

https://www.magicoveneto.it/lagorai/index.htm – Dal bellissimo sito Magicoveneto, una serie di informazioni e spunti su possibili trekking in questo gruppo montuoso.

Queste sono alcune foto di questa bellissima uscita di due giorni sul gruppo del Lagorai.

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